Unti&Bisunti @ L’Aquila e amarezza di fine estate

Giusto in tempo per la presa male da rientro post vacanze, vedo che dopo la puntata nella mia città natale (check anche rane & anguille e reblog dell’intervista a Chef Rubio waiting4), domenica Unti&Bisunti fa tappa anche a L’Aquila – finally :)- , dove ho passato parte delle mie vacanze, tra pecore pascolanti e arrosticini, sagre di zafferano e ceci a Navelli, spezzatino di cinghiale sui monti, tagliate da mezzo chilo a Scanno, laghi e cavalli che si abbeveravano nei suddetti laghi.
L’anno scorso mi era piaciuto il giro a Santo Stefano di Sessanio con relativa degustazione di confettura che poi non ho mai più trovato da nessuna altra parte.
Ricordo che mi ha segnata: il marcetto.
Quest’anno invece, più giri, più immagini, pesce/ carne grigliati e laghi in mezzo ai monti con sole o con diluvio universale, sessioni di running al tramonto per non perdere le buone abitudini.
Meno marcetto.
Bel ricordo: i cavalli al lago e la luce delle giornate nuvolose.

La preview della puntata aquilana è qui sotto:

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Reblog: Aspettando “Unti E Bisunti” a Bologna

Sulle note di un motivetto che dice Bologna la Grassaaaaa cantato da un impavido ciclista che passa sotto casa mia alle 15.35 con mille gradi, rebloggo l’intervista a Chef Rubio  uscita giovedì su Oggibologna.it.

 

Riflessioni su rane & anguille

Rane a Los Angeles

Niente un po’ di tempo fa ho visto la programmazione delle varie location di Unti&Bisunti su DMAX.

A Bolo fanno le rane in umido e mi è venuta in mente tutta questa storia:

Che poi a me le rane fanno troppo venire in mente quando stavo a New York e andavo a pranzo a Chinatown e tra tutti gli odori che un Naso (tipo un Jean- Baptiste Grenouille del Profumo di P. Suskindche poi Grenouile significa “rana ” in francese e tra l’altro lui nasce in mezzo alle puzze in una zona horrible e poi continua la storia…) può concepire, perché poi alla fine andare a dire che sono delle puzze non è neanche giusto, solo perché in casa tua magari sei abituato a sentire altri odori.

Sono più degli aromi “leggermente” pungenti misto a mare, misto a pesce, misto a funghi, fritto misto, misto di gelati fritti e di quel pane bianco morbido che me ne sarei mangiata delle quantità industriali.

C’era anche una vecchia di mille anni che faceva i dumpling tipo sfoglina cinese e te sceglievi cosa metterci dentro e lei li faceva. Mi sa che non parlava neanche inglese.

E DIM SUM, che spaccava perché aveva l’insegna tipo RUN DMC e Dumpling Man , che spaccava perché aveva l’insegna che mi faceva ridere. Cioè, come fai a non andarci?

Ma il top era lei.

Beh insomma, in quelle strade di Manhattan, lì c’erano dei secchielli di plastica pieni di rane che neanche nella bassa. e tu arrivavi, prendevi un sacchetto trasparente da usare a mo’ di guanto e lo indossavi. Mettevi la manina dentro e tastavi le coscettine delle ranette per sentire quali erano le più cicciottine da portare a casa.

E tutto il resto sono ricette di cui io non sono atta a parlare.

Parentesi, ho visto che se metti del sale sulle zampette di rana (deceduta da non troppo) il sistema nervoso funziona ancora e si muovono. Something creepy. Luigi Galvani rules.

Comunque non mi facevano impressione – come forse all’occidentale medio di sesso femminile- visto che con mia nonna rovigotta della ridente località di Contarina, fin da piccola sono stata abituata a tornare a casa da scuola (tipo elementari) e a ritrovare una colonia di anguille, ovviamente vive, nella vasca da bagno. Grande tradizione.
Che mi guardavano quando andavo a lavarmi le mani prima di pranzo.
Per non parlare delle lumachine di mare che lei portava a casa e in mezzo ci trovavo anche dei paguri, quelli tipo granchietti con la conchiglia sopra e cercavo di salvarli mettendoli in un barattolo pieno di h2o e ricreando il loro microcosmo con della sabbia fake e dei cavallucci marini secchi. tipo quelli che si compravano a Venezia o a Chioggia nei gloriosi anni 90.

Dedico questo post a mia nonna che non mi ha fatta crescere schizzionosa.