Correre via

L’avevo detto che avrei ricominciato a scrivere, come prima più di prima.

Anche perchè ho un sacco di tempo in più visto che mi sono disintossicata con successo dall’addiction alla palestra per motivi logistici e anche perché avevano definitivamente soppresso il TRX, altra addiction di cui però non vorrei liberarmi.
E anche perché in questo periodo di pausa avrei potuto condividere tante cose ma non l’ho fatto e mi sento un po’ così per non averlo  fatto…
Va be’, detto questo. ho sostituito una dipendenza con delle altre tipo il taglio della frangia e la conversazione in spagnolo mentre come sport mi sono data al cattivissimo e intransigente self training e soprattutto alla CORSA, che fino a questo momento era solo fonte di noia e di stress.
In realtà, quando facevo atletica correvo sempre ma era sulla breve distanza e raramente mi misuravo con resistenza e concentrazione lunga.
E invece, la corsa, come rituale mattutino, oltre a dare grandi soddisfazioni – perché quando poi ti spari i quasi 8km dei viali di Bolo poi ti senti una persona migliore – è anche abbastanza catartico.

I benefici sono scritti in tutti i blog da donne e quindi evito anche di elencarli MA trovo opportuno consigliare alle mie amiche di corsa vicine e lontane L’arte di correre (走ることについて語るときに僕の語ること che si dice Hashiru koto ni tsuite kataru ni boku no kataru koto) di Haruki Murakami.

murakami eng
Una autobiografia di lui, cha oltre ad essere scrittore, dall’anno prima che io nascessi è anche maratoneta.
Qui c’è il parallelismo tra corsa e scrittura, filosoficamente e psicologicamente parlando, in termini di concentrazione, solitudine e confronto con se stessi. Che porta ad una analisi dei massimi sistemi, dal tutti giorni al tutta la vita.

murakami

Infatti, rivedo nella corsa quello che era il pattinaggio e quello che è sempre stato l’allenamento da sola. Nell’ascoltarsi e nell’isolarsi cercando di superare i propri limiti ma allo stesso tempo prestando attenzione a quello che l’organismo comunica.
La capacità di ascoltarsi poi si riflette anche nella capacità di osservazione dell’esterno e nell’uscita dall’autoreferenzialità che colpisce la maggiorparte del genere umano.
E’ ovviamente anche un modo per ovviare alla ripetitività del gesto che alla lunga è come un mantra senza voce e prima di provarlo non pensavo fosse così.
Questo nella solitudine; nella compagnia è altrettanto una figata. Stacchi la spina del cervello che pensa compulsivamente sempre alle stesse cose e la colleghi con altro.
E’ un misto tra una lezione di psicologia e di filosofia e una seduta di autoanalisi.

Quindi, cari intellettuali che ci guardate un po’ così perché siamo fitness e running addicted. Anche no.

Book of the day

Defrag. Nuove frontiere del postmoderno. Note Su Matthew Barney, Stamen, Roma 2010 Massimiliano Di Leva

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