Riflessioni: “Nomadic Landscape Elements” Andreco&Luca Coclite@Adiacenze

In effetti avevo scritto che non avrei scritto post sull’arte contemporanea in questi giorni perché mi sentivo leggermente ovrwhelmed da tutta questa mondanità fieristica e quanto ne consegue, però poi questo è il mio habitat ed è difficile dominare la mia grafomania e la mia voglia di condivisione. Quindi, primo pomeriggio ennesima visita guidata in Accademia per Autoritratti I. Nuove Gen(d)erazioni  e passaggio in Pinacoteca per i Masbedo e successiva visita all’antologica di Nino Migliori @ Palazzo Pepoli + Palazzo Fava. Altra tappa a cui tenevo particolarmente: Setup che ha dato alla zona stazione/ autostazione un impulso nordeuropeo che ho molto apprezzato.
Incontro casuale con un ex collega che mi ha accompagnata a vicolo Luretta, dove c’era il duo Antonello Ghezzi con l’opera sotterranea E quindi uscimmo a riveder le stelle, molto suggestiva.
Ciliegina sulla torta a cu tenevo e unico evento premeditato della giornata: mostra Andreco & Luca Coclite da Adiacenze.

E’ qui che mi soffermo; la mostra è particolarmente interessante, per certi versi sembra quasi riprendere, volutamente o meno, il discorso sulle tematiche ambientali affrontate da Alessio Ballerini nella mostra scorsa (Human Tree) tramite il linguaggio audiovideo. La differenza: nel caso della doppia personale Nomadic Landscape Elements (25 gennaio- 16 febbraio 2013) nella polifonia del discorso di cui sopra dominano il paesaggio il suo voler essere percepito come elemento estetico e vivente.

Ai video di Luca Coclite, si aggiungono i lavori su carta e le installazioni di Andreco che in un questo contesto, accostate a installazioni botaniche e terrose di piante che secondo studi scientifici contribuirebbero a depurare l’aria, sembrano quasi un ritorno all’ordine rigoroso e geometrico; non è esattamente così, però, perché si sa che anche i cristalli, nelle loro geometrie perfette, restano comunque creazioni della natura per cui tutto torna e questo ordine lineare si ricollega alla perfezione con cui la natura ha “progettato” le piante.

Dall’altro lato Luca Coclite sintetizza gli elementi paesaggistici raggiungendo un risultato poetico e che rende al meglio l’intento dei due artisti d recuperare, con il loro lavoro, un’idea di fruizione estetica del paesaggio stesso. In tutto questo, un ruolo fondamentale lo fa il gioco di schermi per cui i video sembrano sospesi all’interno degli spazi della galleria.

Gli elementi del paesaggio sono nomadi, perché in grado di spostarsi da una dimensione all’altra e di riproposi, costantemente, in diverse forme, il paesaggio è nomade a sua volta perché segue chi lo attraversa e si sposta con lui; personalmente mi riconosco in questo tipo di identità, fisica ma soprattutto mentale, che non mi fa mai dire “fermati”.

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