Focus on Roberto Pugliese

Per poco non ci siamo incrociati all’ArteFiera di Bologna mentre io giravo per gli stand non ancora affollati dalla calca del weekend ma comunque popolati da  quella fauna radical-chic che è tipica dei vernissage bolognesi.

Dopo una serie di discussioni virtuali su skype e chat di fb sarebbe stato anche interessante beccarsi di persona. E invece no.
In tutto questo, però, devo dire che in modo parzialmente inconsapevole (nel senso che solo dopo qualche secondo ho realizzato…) tra tanti stand visitati, quello in cui era ospitato il lavoro di Roberto Pugliese mi è sembrato uno dei più interessanti, in grado di cogliere l’attenzione di chi non “frequenta” abitualmente l’ambito dell’arte contemporanea.

Questo perchè non stiamo parlando esclusivamente di arti visive ma anche di sound art e di arte cinetica, una dimensione scientifica per certi versi, sperimentale per altri, sicuramente interessante.

A questo proposito ho pensato di confrontarmi con Roberto per entrare meglio nella poetica del medium in questione, senza però ricadere nella banalità di domande prconfezionate e elucubrazioni mentali..

Una prima spiegazione del lavoro viene introdotta sul sito: La mia ricerca trae energia principalmente da due correnti artistiche, quella della sound art e quella dell’arte cinetica e programmata. Servendomi dell’utilizzo di apparecchiature meccaniche pilotate da software che interagiscono tra di loro, con l’ambiente che le circonda e con il fruitore, intendo esaminare nuovi punti di ricerca su fenomeni legati al suono, sull’analisi dei processi che la psiche umana utilizza per differenziare strutture di origine naturale da quelle artificiali(sia acustiche che visive), sul rapporto tra uomo e tecnologia e sul rapporto tra arte e tecnologia, dando un ruolo non di secondaria importanza all’aspetto visivo. Il suono diventa quindi sia oggetto di ricerca, sia mezzo di espressione acustica e visiva, energia vitale che anima l’inanimato, guida per analizzare e stimolare la psiche e la percezione umana. L’idea di creare un rapporto attivo tra opera e fruitore, mi spinge a dare vita anche dimensioni nelle quali è il suono a muoversi, realizzando diverse prospettive sonore per l’ascoltatore. L’arte esce da una realtà bidimensionale per dare vita a delle vere e proprie ambientazioni sonore e o visive. In questo modo il fruitore viene immerso totalmente in mondi percettivi che lo accompagnano nell’esperienza sensoriale.

A voice in the desert (acciaio, speaker, cave, cavi di acciaio, computer, software)
2012
Courtesy dell'artista e di Studio la città

Ecco, per chiarirci, in termini tecnici, quali sono le modalità effettive…. anche tecnicamente, come nasce e si costrituisce il lavoro?
Ho visto che le tue installazioni sono spesso molto materiche e “organiche” in un certo senso…
IL lavoro nasce da un’idea! La tecnologia è solo un mezzo che permette ad un’idea di concretizzarsi, di esistere. Ogni artista utilizza la tecnologia e o la tecnica che ritiene più opportune o con la quale riesce ad esprimere meglio la propria idea. Nel mio caso spesso mi trovo ad utilizzare mezzi tecnlogici che non conosco e quindi devo costantemente a rapportarmi con nuovi strumenti (come nel caso dei progetti Equilibrium che hanno richiesto 4 anni di studi per una buona conoscenza della robotica). La “materia tecnologica” spesso viene ritenuta visivamente scomoda e quindi si tende a nasconderla; personalmente cerco di trovare una soluzione formale che possa essere in linea con il concetto che esprime il lavoro e al tempo stesso dia degli stimoli estetici interessanti. Spesso le mie soluzioni formali hanno un “sapore organico” perché la mia ricerca si basa su temi relativi a funzioni biologiche o fenomeni naturali.

Qual’era il tuo rapporto con la musica prima di iniziare a fare quello che fai? (visto che ti sei diplomato al conservatorio di Napoli in Musica Elettronica)
La musica è stato il mio primo amore! Ho iniziato a suonare le percussioni e la batteria a 14 anni. Parallelamente ho studiato da perito informatico. Quando ho capito che il computer poteva essere usato per fare musica ho unito le 2 passioni e mi sono iscritto al corso di Musica Elettronica in conservatorio a Napoli sotto la guida del Maestro Agostino Di Scipio. Di seguito la mia ricerca si è concentrata sul suono, sulla psicoacustica e sul rapporto tra suono e spazio.

Questa attività ha modificato il tuo modo di “ascoltare” musica?
La musica non è che uno dei sottoinsiemi organizzati del mondo del suono. Ce ne sono molti altri possibili ed organizzati in atro modo. La mia ricerca cerca di dare vita a nuove possibilità sonore spesso unite a contesti installativi. Ero decisamente stanco della “forma concerto” utilizzata nella musica elettronica, la trovo spesso ritualistica, superata e noioso.

Equilibrium (metallo, plexiglass, motori, circuiti elettronici)
2011
Courtesy dell'artista e della Galerie Mario Mazzoli
Photos by Thomas Nitz

Ho letto che hai lavorato spesso a Berlino, dove mi pare che queste realtà artistiche siano particolarmente attive. Come ti sei trovato?
Credo che le realtà italiane non abbiano nulla a che invidiare a quelle Berlinesi. A Berlino ci sono molte realtà ma, la quantità spesso non è sinonimo di qualità.

A parte le installazioni, produci anche musica?
Da qualche tempo produco solo ricerche sonore legate alla mia produzione artistica. Credo che in futuro riprenderò a fare musica.

Perchè hai deciso di ampliare la tua attività di produttore arrivando alla dimensione (in un certo senso) ambientale e polisensoriale?
Hai avuto una specie di epifania joyciana o c’è stata un’evoluzione?
Quando ero studente del corso di musica elettronica in Conservatorio, frequentavo l’Accademia di belle Arti di Napoli spinto dalla voglia di conoscere altre realtà artistiche. Lì ho iniziato a collaborare con altri artisti, prima sonorizzando qualche video e in seguito realizzando le prime installazioni sonore, maturando in seguito una mia poetica personale. Come ti dicevo prima ero stanco della classica “forma concerto” della musica elettronica ed ero estremamente incuriosito ed affascinato dalla ricerca tra suono e spazio mediata da studi psicoacustici.

Come l’ambiente musicale è costellato di featuring e collaborazioni, hai mai co-realizzato lavori con altri artisti/ sound designer?
Si, ho collaborato con diversi artisti visivi e colleghi “musicisti” tra cui Massimo Scamarcio, Pasquale Napolitano, Agostino Di Scipio e Tamara Repetto.

Unità minime di sensibilità (speaker, circuiti, computer, schede audio, cavi, sensori, software ).
2011
Courtesy dell'artista e di Studio la città
foto di Michele Alberto Sereni

Con chi ti piacerebbe / sarebbe piaciuto collaborare e in che modo? (anche solo idealmente)…
Con il visionario Edgard Varèse portando su un piano concreto le sue idee sul suono. Con Kandinsky e Schonberg elaborando una connessione tra pittura e musica. Con John Cage prendendo parte ad una delle sue performance. Con Iannis Xenakis e Le Corbusier per la progettazione di una architettura sonora…la lista è molto lunga. Tra i contemporanei di sicuro con Olafur Eliassion per qualche progetto con luce, suono ed architettura. Con Luke Dubois per un progetto a quattro mani tra video ed audio performance.

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