Gianluca Capozzi: Mild Sound of Noisy Images

Dalle leggi scientifiche legate alla trasmissione dei dati fino alla spiritualità del Mantra, Gianluca Capozzi, muove il suoi progetti sul piano dell’installazione pittorica e concettuale dando l’opportunità all’immagine di evolversi e di essere interpretata evocando l’aspetto più meditativo dell’osservazione. Come se la sua opera tutta fosse un grande Libro dei Mutamenti, I- Ching da interrogare e su cui interrogarsi, giorno dopo giorno; immagine dopo immagine, simbolo dopo simbolo l’artista attraversa la sperimentazione pittorica focalizzando la propria attenzione nel rapporto con i mass media e il web.
Già nel 2009 con Frame Store, curato da Alberto Mugnaini, l’artista intesse una tela di immagini, attimi (e atomi) congelati tratti dalla rete e da internet appoggiandosi al mondo del virtuale per dare una seconda vita a questi still frame sostituendo al pixel l’umanità della pennellata. Attraverso la gestualità dell’atto pittorico avviene il recupero delle origini, il filo di un lungo discorso viene recuperato ristabilendo equilibrio tra significante e significato e emittente e ricevente. Nasce così, a seguito anche di queste esperienze, nel 2010, come frutto di una evoluzione tuttora in atto, Multipath Fading, curato da Pier Luigi Tazzi, installazione che costituisce una “analisi” pittorica incentrata su alcuni fenomeni quali la riflessione, la diffrazione e lo scattering (generalmente legati all’ambito della telecomunicazione). Così come in natura questi fenomeni si hanno nella propagazione delle onde elettromagnetiche, così Capozzi trasla nell’ambito del visivo- pittorico tali leggi delineando un percorso percettivo nella trasmissione delle immagini. Attingendo dal web, traendo spunto dalla rete e tramutando il medium stesso in una parte dell’oggetto della rappresentazione, l’artista si appropria di immagini pubbliche reinterpretandole quali fossero tasselli di un puzzle. Come un Mantra, le immagini si susseguono, modulari ma sempre diverse; poste come un pattern, nella loro geometrica linearità, l’esoscheletro dell’installazione si contrappone a quelli che potrebbero essere definiti i suoi organi interni, alla la sua anima, vibrante di colori, policromatica in grado di dare forma ad un vero e proprio “rumore visivo”.
Uguale e contrario, trovarsi nel centro di una città trafficata nell’orario di punta e non percepire alcun suono. Nella sua globalità, corpo e anima, Multipath Fading rappresenta la quiete dopo la tempesta: il tentativo di ordine, attraverso la meditazione, che segue il bombardamento mediatico di immagini. Come se il caos potesse essere racchiuso in un Vaso di Pandora trasparente, rimodellato e potesse dare vita ad una nuova forma ordinata. Il desiderio di spingere la comunicazione ad un livello meno materiale, ricercando l’ordine nel disordine e il silenzio meditativo nel frastuono. Multipath Fading è un modus operandi, come sostiene l’artista stesso, metafora pittorica di fenomeni che attraversano la percezione in un flusso di input mediatici in continua evoluzione.

Prima di Multipath Fading (Teramo 2010, a cura di Pier Luigi Tazzi) c’è stato Frame Store (Milano 2009, a cura di Alberto Mugnaini). C’è una connessione tra i due progetti?
Si, i due progetti sono connessi da un unico filo conduttore rappresentato dalla sperimentazione sulla pittura intesa come pratica quotidiana vicina alla meditazione che raccoglie l’emozione di un continuo presente. Un percorso di ricerca sulla pittura che giunge al fruitore come una somma comunicativa che mantiene l’’evidenza della composizione e la distinzione di singolarità. Un percorso non in linea retta, traccia dell’atto e della conseguente azione che la compone.
Una texture visiva ed emotiva, un percorso continuo sviluppato utilizzando un linguaggio allo stesso tempo sperimentale e visivamente decodificabile.

Installazione pittorica, dunque… in che modo si articola?
Essa è un significante inteso come pretesto e punto di partenza per allargare e condividere significati. Eccedo nelle forme per suscitare una sensazione che incorpori tutti i nostri sensi con il concorso di ogni artificio disciplinare rifiutando qualsivoglia specifico d’arte in modo da evitare di amputarla delle sue parti vitali, cercando di toccare quei tasti che fanno suonare l’anima e non solo la mente.
Nelle mie installazioni ogni dipinto, pur mantenendo la sua singolarità è accostato ad altri e in questo modo crea un rumore formale e nello stesso tempo disperde l’identità singola per trovarne una allargata, decontestualizzata, che amplifica e sottrae, come un geroglifico, traccia del mio percorso che può essere riletta e reinterpretata. Un percorso che non è traccia del passato ma un presente continuo che si apre a tante altre possibilità.
Il nucleo fondamentale delle mie installazioni è rappresentato da una texture visiva che non vede alcun distacco tra oggetto e osservatore rifacendosi alle teorie quantistiche e trascendentali dove ogni cosa non solo è parte di un insieme ma è il tutto in un istante indeterminato e prolungato all’infinito.
Una linea retta dove è fissato un punto che non rappresenta il presente che anticipa il futuro e sorpassa il passato ma qualcosa in continuo movimento. Come il corpo umano formato da tante parti pur conservando la sua unicità.
Riflessione che parte dalla pittura e prima ancora dal rappresentato per andare, correre verso qualcosa in continua via di definizione che non approda perchè è già intrinseca in se stessa la meta. Continua rappresentazione della sperimentazione, che fa dilagare l’atto artistico e lo pone come tramite tra esso e la sua risultante residuale, con un percorso non in linea retta proprio perchè non vuole rappresentare una ricerca verso una costruzione di uno stile ripetuto ma un continuo movimento naturale tramite l’ appropriazione di forme e di immagini trovate sull’onda di emozioni non solo e non esclusivamente estetiche.

ll tuo lavoro Multipath Fading parte da una teoria ben precisa legata alle telecomunicazioni e al passaggio del messaggio dal mittente al ricevente.. come si articola questo fenomeno nel tuo lavoro?
In realtà il passaggio del messaggio è legato al concetto che l’osservatore e l’osservato non possono essere separati, teoria indispensabile, nella fisica, nella teoria dei quanti, per la comprensione delle leggi della materia.
Partendo da questa base il passaggio non avviene in linea retta ma come per l’effetto Multipath Fading, che si produce nelle telecomunicazioni quando un’onda elettromagnetica si propaga dando luogo a copie della stessa emessa che si moltiplica, si altera e devia dalla propria direzione originaria, presumibilmente rettilinea.
Qualcosa è in una continua trasformazione che è traccia di una continua sperimentazione, un modus operandi che è svelato e non rappresentato.

Pur partendo da immagini tratte dalla rete, dalla tv o da altri mass media, M. F. resta comunque radicato alla tradizione pittorica e alla ricerca di un nuovo discorso sulla pittura. Quale pensi sia ad oggi la direzione della tua ricerca?
La mia pittura non si dirige verso alcun punto d’arrivo ma per sua natura è in continua mutazione e da ciò prende la sua caratteristica. Una evoluzione nel momento in cui si distacca dal suo contesto ed esplode verso ogni possibilità.
Le immagini prese dai media diventano un pretesto, un punto di partenza da sempre iniziato e si dirigono a gran passi nello stesso punto. Quindi una pittura non da guardare ma da penetrare come un tutt’uno con noi stessi, come due radio sintonizzate sulla stessa emittente. Non ci può essere una direzione perchè non cammina in linea retta ma trascende ed arriva al centro tra l’inizio e la fine, una nave in continuo viaggio che trova nel suo percorso la sua vera meta.
Potrei parlare di una pittura ne’ religiosa, ne’ atea, ne’ estetica, ne’ concettuale, che va al di la della dualità e la trascende riflettendo una pratica che non è edonistica ne’ spirituale. Un Mandala che mostra una mappa che non portando in nessuna direzione ne sottintende una più alta.

In questa ottica il tuo lavoro potrebbe far venire in mente una connessione con la teoria di Walter Benjamin dell’Opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica secondo cui le tecnologie per la riproduzione modificano l’aura dell’opera stessa… ?
La perdita del qui ed ora, dell’aura dell’opera d’arte che anche nella sua assenza materiale può essere fruita tramite la sua riproducibilità denunciata da Benjamin è legata al concetto di centralità all’oggetto, al feticcio, al residuo dell’atto, nell’arte che in questo modo può di diventare una merce di scambio, nel mio caso l’oggetto non è che una traccia e come tale la sua eventuale riproducibilità diventa naturale come la riproducibilità della comunicazione stessa. Trovo un’immagine su internet
che più o meno consapevolmente mi colpisce, quella immagine diventa il soggetto, il punto di partenza del mio lavoro pittorico, come una meditazione tramite questo atto artistico, vivente un istante prolungato, si emoziona di un determinato stato di coscienza, diverso ogni volta, che porta ad un residuo, una traccia di questa azione in continuo mutamento, quasi come un oggetto che si distacca dall’organismo vivente mantenendo un traccia, il quadro. L’immagine del quadro così prodotto lo invio per internet, dallo stesso mezzo da cui ho ricevuto, ho trovato l’immagine di partenza e arriva ad alcune persone via internet, nello stesso modo in cui l’immagine aveva originato il punto di partenza, anche se non sono più la stessa cosa, come per effetto Multipath Fading.
In questo modo la riproducibilità dell’oggetto artistico diventa un sentiero, una strada percorribile all’infinito che amplifica il messaggio senza intaccare un qui ed ora già compromesso dalla sua trasformazione in prodotto e già residuo di questa istantaneità.

Pur essendo opera pittorica, M.F. ha comunque una forte componente concettuale, che fa interagire continuamente l’oggetto della comunicazione con emittente e ricevente… in che modo?
L’interazione avviene nel momento in cui, tenuto conto dell’eliminazione della dualità tra osservatore ed osservato, si stabilisce la perdita di questo confine e di tutti i confini legati alla concezione dell’oggetto arte come riconducibile ad una persona che approda ad una meta per poi riprodurla all’infinito. Continua continuità intesa come vibrazione, riflessione. Le mie installazioni rappresentano un tutt’uno organico composto da tante singolarità in reazione tra di loro. Questa reazione rappresenta come vibrazione, ripercorre il momento artistico quasi come mappa di se stesso, inglobando in essa il ricevente, l’osservatore che diventa esso stesso osservavo nel momento in cui si relaziona con l’opera.

Parlando del progetto, lo fai corrispondere ad un modus operandi molto vicino alla meditazione. Paradossalmente però il risultato, dato da un insieme di immagini, appare quasi come un “rumore visivo” … come spieghi questo contrasto tra processo creativo e risultato?
Il processo creativo è il risultato e il centro concettuale delle mie installazioni. L’attenzione è appunto spostata dal risultato al processo creativo che diventa protagonista. Processo creativo inteso come meditazione, come momento infinito influenzato da continui cambiamenti e soprattutto dalla coscienza della realtà in quel preciso se pur dilatato attimo. Da ciò un rumore visivo che cambia la materia stessa dell’opera pittorica e la avvicina molto più ad un suono, ad una vibrazione mutante, si potrebbe paragonare ad una radio, a tante radio sintonizzate tutte su una stazione diversa che fanno di questa apparente confusione, di questo caos apparente un ordine diverso.

Parlando dell’opera hai utilizzato il termine “Mantra” che, comunque, evoca la capacità di visualizzare… pensi che il bombardamento di immagini a cui siamo soggetti inibisca questa capacità?
Il Mantra, liberare la mente, dal sanscrito, liberarla dall’incapacità di arrivare ad un punto, quello dell’espansione della coscienza, dell’evoluzione, in genere una formula ripetuta al fine di ottenere un effetto fisico e mentale, in Tibet viene inciso nella roccia come forma di devozione, segni che si trasformano in suono, come la scrittura, le note musicali.
Sono delle vibrazioni, tutte le cose sono composte da vibrazioni, una oscillazione attorno ad un punto d’equilibrio. Il rumore percettivo creato fa si che il rappresentato visivamente diventi suono, vibrazione. Come un’orchestra, formata da vari strumenti che compongono un unica musica pur mantenendo una forte individualità. Visualizzare un percorso evolutivo da contrasti, esperimenti, diversità, colori che nel loro insieme allargano la singolarità del rappresentato in un insieme che disperde per trovare altro, non porta per mano in un posto ma vorrebbe evocarlo, lo ricorda, ne è traccia senza parole, parla con un linguaggio semplice in maniera diversa ad ogni persona arrivando alla stessa conclusione, inizio. La condizione affinché si produca un suono è che sia messo in vibrazione un corpo vibrante ed è necessario che esso sia elastico. Potrei accostare un corda sottoposta a tensione alle mie immagini che influenzandosi credano un rumore, la tensione è data dall’accostamento di esse. Nello stesso tempo, avvicinandosi all’installazione e guardando ogni elemento che la compone si ripercorrono vari momenti di un insieme, di una storia. Anche un Mandala che attraverso un articolato simbolismo consente un viaggio interiore posso avvicinarlo al mio ripercorrere delle tappe in immagini, segni, azioni, spazi in sospensione, tracce di un pensiero, il suono di un punto di comprensione, di connessione che si prolunga attraverso la sua fruizione.

Dall’altro lato uno spirito sensibile e consapevole, come quello dell’artista, ma non solo, può fare tesoro di questa “profusione di immagini” ed utilizzarla per creare un nuovo vocabolario… come quando si mettevano insieme le lettere dello Scarabeo per comporre le parole. Pensi che il ruolo dell’artista oggi possa essere anche questo?
Ci si interroga spesso sui possibili “ruoli” di un artista, io credo che sia qualcosa in continuo mutamento. Il bombardamento di immagini, che riflette quello dei media, è un modo di comunicare, come una radio sintonizzata su tante frequenza che suona la stessa musica, un unico messaggio, che nel mio caso non vede una separazione tra emittente e ricevente.

Fino dove ti piacerebbe spingere le “onde elettromagnetiche” che si propagano da M. F.? ….perché da come me ne hai parlato, il progetto sembra una tappa di una ricerca più ampia sulla pittura…
Si è una tappa, una continua tappa, un punto sempre sospeso che corre veloce in una linea immaginaria, una ricerca che sposta la pittura in uno spazio diverso, la reinterpreta e ne indaga tutte le possibilità.

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