“He is a patient boy” conversazione con Alarico Mantovani

Se tutti ci dimenticassimo un attimo del concetto di “genere musicale” e ci limitassimo ad apprezzare IL suono sicuramente vivremmo in un mondo migliore e soprattutto ci sarebbe in giro molta meno ignoranza. Ma siccome mi accorgo che questa cosa apparentemente molto semplice sta diventando veramente un lusso per pochi non mi stupisco del fatto che le persone con cui parlare di musica, cinema, libri etc. in modo stimolante siano sempre meno.

Ok. Detto questo, a parte essere una persona consapevole ma autoironica e perennemente alla ricerca di input nuovi, Alarico Mantovani (vedi recensione disco di Cage “Depart from Me” ), veronese di nascita e bolognese di adozione; dj in radio, appassionato di musica, letteratura e “arti” rientra in quella categoria di persone di cui sopra…

…Ergo…Ho cercato di fare il punto della faccenda, ho buttato giù due idee e ho pensato di chiedergli, oltre a quello già pubblicato… un contributo per il blog..

Ciao! Tanto per iniziare.. qual’è stata l’esperienza che ti ha fatto capire che quella della musica sarebbe stata la “tua strada”? Ciao! Grazie per la domanda, richiede uno sforzo introspettivo che non compio spesso… Una notte, molti anni fa, creature impalpabili mi condussero a bordo di un’astronave: da quel momento sono condannato a trascorrere la vita ascoltando il maggior numero di dischi possibili e ad assistere a tutti i concerti imperdibili… nulla avrebbe più potuto interferire con la mia ferrea volontà e la mia totale dedizione alla Causa. Nel corso della mia vita diverse donne hanno tentato di ostacolarmi in vari modi e con vari stratagemmi nel raggiungimento di questo obiettivo ma non ci sono (quasi) mai riuscite.

Attualmente in cosa sei impegnato? Attualmente conduco un programma radiofonico settimanale dedicato alle novità discografiche ed ai concerti. Va in onda su Radio Città del Capo, si chiama Thermos http://thermos.rcdc.it (ritorna da ottobre alle ore 21). Inoltre lavoro a Psicoradio www.psicoradio.it, un interessante progetto di comunicazione sui temi della salute mentale in cui seguo alcune persone in tutte le fasi di realizzazione di un programma radiofonico… si tratta di una vera e propria redazione che produce un programma settimanale per Popolare Network (ritorna in onda da ottobre il giovedì alle ore 15).

Quali sono i tre dischi di cui non potresti fare mai a meno? Il primo omonimo dei Fugazi, Spiderland degli Slint, Fire of Love dei Gun Club, Zen Arcade degli Husker Du, oops…

Recentemente abbiamo chiacchierato del fatto che spesso è stata la musica ad identificare culture(o sottoculture), per quanto a volte possa essere limitante pensi sia ancora vero? Assolutamente sì. Qualche giorno fa ho registrato col telefonino mio padre mentre russava forte sul divano ascoltando i Sex Pistols ed ho capito che è esattamente così.

Anche a te, come a Laurent, chiedo se ci sono artisti su cui scommetteresti… Se devo fare un nome punto tutti i miei soldi su Darren Cunningham aka Actress. Ha l’intelligenza e la classe per diventare un innovatore in ambito elettronico. Ascoltate come il suo nuovo album, Splazsh, riesca a spingersi oltre. Di giovani promettenti ve ne sono ovviamente molti, gente come Joy Orbison, DJ Nate o Kyle Hall ad esempio, ma attendiamo i loro prossimi passi prima di sbilanciarci.

A differenza di tanti DJs, che tendono a limitarsi ad un genere o poco più, tu hai un approccio alla musica a 360°… ma c’è qualcosa che musicalmente proprio non reggi? Dopo un paio d’ore di funky mi viene voglia di spararmi sui coglioni dalla noia. Dopo un’ora di drum’n’bass odio il genere umano e soprattutto tutti i punkabbestia che mi ritrovo attorno nel raggio di un chilometro. Un’intera notte di dancehall reggae può avere effetti letali, anche su una splendida spiaggia… voglio i Bad Brains! L’indie pop troppo sdolcinato o troppo allegrone o troppo depresso di derivazione Smiths/Cure non lo tollero, mi fa letteralmente cagare. Gli sfigati trogloditi con i catenoni al collo che nei loro video non sanno fare altro che circondarsi di passerone in bikini che si strusciano e contorcono contro la carrozzeria della loro fiammante macchina sportiva presa a noleggio. I musicisti intellettualoidi così pieni di sé e calati nel loro ruolo da sembrare investiti direttamente da Dio (che non esiste) di una missione suprema inenarrabile. Ah, anche i ragazzini nu-rave non li sopporto, hanno un atteggiamento del cazzo… per non parlare degli pseudodarkettoni (detto da uno che ama i Christian Death e il dark-punk…) La lista sarebbe lunga ma forse sto andando un po’ off-topic, concentrandomi più sui fruitori che sulla musica in sé… fondamentalmente non sopporto la musica priva di personalità, originalità, sterile ripetizione di stilemi ammuffiti e amo incondizionatamente tutta la buona musica senza alcuna preclusione, soprattutto quella che in un dato momento storico si spinge oltre e si fa avanguardia e ci permette di esplorare ed indagare il mondo con lungimiranza. Se mi volete davvero male e volete proprio ammazzarmi un suggerimento: portatemi a sentire una cover band dei Beatles.

Oltre alla musica so che sei appassionato di lettura, se dovessi dare una soundtrack ai tre libri che senti più “tuoi” quali sarebbero/ quale sarebbe? Lo sai che per rispondere ad una domanda così potrei impiegarci circa mille anni? Troppi amori e suggestioni… Proviamo… (… passano gli anni, inesorabilmente, uno dopo l’altro…) Dunque: scelgo Naked City di John Zorn per American Tabloid di Ellroy, a scelta il primo omonimo dei This Heat o Metal Box dei Public Image Ltd. per Requiem for a Dream di Hubert Selby Jr., A Minute to Pray A Second to Die dei Flesh Eaters per The Killer Inside Me di Jim Thompson… oddio, ho lasciato fuori Céline e Moresco e Dick e Pinchon e quanti altri ancora…?! Cazzo, non me lo perdonerò mai…

Siccome so che viaggi molto tra festival e club internazionali, ci sono band, artisti che ti hanno colpito particolarmente durante questa stagione? In questa dannata epoca di reunion eviterò di citare i nomi più ovvi… Segnalo allora i Japandroids, un duo chitarra e batteria tutta energia ed onestà e semplicità che dal vivo mi ha davvero infiammato; i Fuck Buttons hanno un live potentissimo che risveglia la madre terra; i These New Puritans riescono a riattualizzare magnificamente alcune frange post-punk tetre e dall’afflato molto novecentesco; mi è piaciuto l’approccio live all’elettronica dei Mount Kimbie, molto suonato e artigianale, una sorta di Hood dei giorni nostri; e poi gli Health, in quel filone che dai Jane’s Addiction porta allo shoegaze, quei loro vuoti elettrostatici in cui fluttua un’energia entropica; citazione d’obbligo anche per quegli spostati dei Salem, sublimi ed inquietanti.

Quali sono tre new release che consiglieresti per vivere bene questi ultimi strascichi d’estate? I dischi dell’estate sono stati Swim di Caribou, Before Today di Ariel Pink e Subiza dei Delorean ma se volete far finta che non sia ancora finita ascoltatevi Crazy For You dei Best Coast… anche se devo dire che amo molto il nuovo dei Roots…

Anche a te chiedo cosa ascolti.. e anche cosa leggi … tra una domanda e l’altra… Sto leggendo Educazione Siberiana di Nicolai Lilin, un romanzo davvero formidabile che permette di conoscere dall’interno le usanze, i codici e l’etica della comunità criminale siberiana, costretta in larga parte ad emigrare e stabilirsi in Transnistria durante il regime sovietico. Mentre scrivo sto ascoltando Spoek Mathambo, Robert Hood, DJ Nate e un sacco di roba witch house tipo oOoOO, Salem, Hype Williams…

Pic by Luca Saini

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